Caro Botta ti scrivo, così ti distraggo un po’…

Caro Botta ti scrivo, così ti distraggo un po’
e siccome sei molto lontano, di Bologna ti scriverò.

Sabato scorso, 16 Maggio 2015, in Piazza Maggiore, a Bologna, ha avuto luogo una dimostrazione di Tchoukball. Te ne scrivo per due motivi principali: prima di tutto perché un articolo del genere te lo avevo mezzo promesso; in secondo luogo perché il tuo blog è uno tra gli strumenti mediatici, troppo spesso poco usati, secondo me più efficaci che noi tchoukers abbiamo per poterci scambiare informazioni varie.
Piccola premessa: siccome ritengo le parole più uno strumento di incomprensione che uno d’intendimento, cercherò di scrivere in maniera chiara e poco fuorviante. Spero vivamente che qualcuno legga e dica la sua, possibilmente in maniera costruttiva.
La dimostrazione è stata tenuta all’aperto, nella piazza principale del capoluogo Emiliano, vicino a degli stand vari (UISP, Emergency, The Jambo…) e in una giornata che contro tutte le aspettative gombloddiste dei vari Meteo locali e nazionali si è rivelata a dir poco solare. La UISP, in particolare nella figura di Stefano Ragazzi, che ringrazio (non so quanto serva, essendo questo un blog letto da pochi iniziati) per il grande aiuto che ci ha dato e per il “rischio” corso nel dare spazio ad uno sport non propriamente conosciuto in un luogo importante come Piazza Maggiore, ci ha fornito uno spazio davvero grande circondato da transenne per evitare troppe uscite del pallone e per dare maggior risalto al fatto che in quello specifico luogo si stesse giocando. Purtroppo a causa delle condizioni meteorologiche della mattina non è stato possibile mettere, come si era precedentemente deciso, la pavimentazione gommata, ma anche il cemento della piazza è stato perfetto. Motivo in più per ringraziare gli organizzatori della giornata è il fatto che il 16 Maggio non rappresentasse un giorno qualunque, ma era un sabato legato all’evento della StraBologna che si è tenuto nella giornata successiva (domenica 17 Maggio), maratona cittadina alla quale si sono iscritte quasi 10000 persone. Fare una dimostrazione il giorno prima di un evento del genere, quindi, ha dato la possibilità di dare ancora maggiore rilevanza al nostro sport.
Dalle 15:30 circa fino alle 18:30, tchoukers ferraresi (Dozzo, Giuggi, Irene, Welsh, Frunz, Fergi, Notes, Fergna, Patru) e forlivesi (Cacu e Sol), più il sottoscritto che oramai non sa più come definirsi, hanno alternato delle partitelle semi-serie a dei momenti nei quali chi tra il pubblico voleva provare a giocare era liberissimo di entrare in campo e prendere confidenza con il Tchoukball. Purtroppo/per fortuna la maggior parte delle persone che si sono decise ad entrare sono stati bambini, mentre come spesso accade nelle dimostrazioni, ragazzi e “adulti” sono stati un po’ più restii nel provare materialmente il gioco, anche se molte persone si sono fermate a vedere e a chiedere informazioni al regista-cameraman della giornata Adriano Patruno.
Una pecca organizzativa di cui mi assumo tutta la responsabilità è stata quella di non pensare ad un posto dove lasciare i volantini che avevo portato durante lo svolgimento della dimostrazione o di incaricare Adriano del compito. Mea culpa, occasione persa ma lezione registrata.
Insomma, nel complesso è stata una giornata positiva sia per noi sia, spero vivamente, per chi ha assistito. Non scherzo quando dico che la squadra per il prossimo anno è già fatta. Mancano solamente qualche giocatore, una palestra e un medico sportivo per fare la visita. La voglia c’è, io ce l’ho e qualche giocatore è già presente in quella che probabilmente prenderà il nome di Bolofetcha. Sono fiducioso, secondo me si farà e sarà una gran cosa, sia per la città sia per il mondo tchoukeristico.
Ora perdonatemi, ma devo attaccare con la polemica, anche perché della giornata non so che altro si potrebbe dire.
Ultimamente mi sembra che il nostro movimento sportivo stia andando sempre più verso la fase dell’imitazione degli altri sport. Per carità, non è una cosa negativa guardarsi attorno e cercare la positività nelle altre discipline. Quello che però mi preoccupa è la sensazione che non ci accorgiamo di partecipare attivamente ad uno sport che rappresenta a mio avviso un’utopia, anzi forse l’Utopia sportiva per eccellenza. E questo non lo dico perché attualmente pratico il Tchoukball. Se volessi fare qualche altro lo sport lo farei, ma non saprei dove trovarne un altro che conserva ancora dei valori puri, se così vogliamo chiamarli. Uno sport nel quale si gioca con gli avversari, tanto che ormai quando sento dire da qualsiasi persona e in relazione a qualsiasi sport che una squadra gioca contro un’altra c’è un qualcosa che mi suona strano. Ma non è solo questo. Piccolo esempio: giovedì 14 Maggio, il giovedì precedente la dimostrazione, davano alla TV la partita Dnipro-Napoli. Avendo ancora delle rimanenze inconsce del mio periodo calcistico, mi sono messo a guardarne un po’. Attorno al 30° minuto del primo tempo, un giocatore del Dnipro (un certo Fedorchuk, se non sbaglio) era rimasto a terra nella metà campo del Napoli dopo un contrasto. I giocatori partenopei, come praticamente accade (ultimamente) SEMPRE nel mondo del Calcio, hanno continuato a giocare, mentre il pubblico cominciava a fischiare per questo comportamento antisportivo. Per la cronaca, in quella partita tifavo Napule tutt’ ‘a vita, ma il fatto di continuare a giocare con un “avversario” a terra non mi è andato per niente giù. Il fatto principale che mi fa portare come esempio questo episodio è però il commento del telecronista. Il nostro buon Sandro Piccinini, infatti, mentre l’azione si stava svolgendo e il Napoli, fischiato sempre più dal pubblico, continuava ad avvicinarsi alla porta avversaria, commentava l’episodio in questi termini rivolgendosi al suo compare ed ai tifosi tutti: “[…] ricordiamo che la FIFA ha da poco deciso che in casi del genere è GIUSTO continuare a giocare, è nello spirito del gioco”. Io sinceramente non so perché la FIFA abbia preso una decisione del genere, per me assolutamente sconcertante, però ho provato a fare delle ipotesi e quelle che quoto maggiormente plausibili sono due: chi, all’interno della FIFA, ha preso questa decisione si è fumato il cervello; chi ha preso questa decisione l’ha fatto in risposta alla moda sempre più dilagante nel mondo calcistico contemporaneo consistente nel demone della perdita di tempo. Tecnica quest’ultima che penso ormai insegnino anche nella categoria Pulcini, perché non ho altre risposte da dare a questo comportamento antisportivo e davvero molto irritante, sia per gli avversari sia per il pubblico. Ora, dato che sempre più calciatori fingono palesemente, successivamente a dei contatti fisici che in realtà sono delle carezze, malori atroci che nemmeno Cristo in croce, probabilmente qualcuno ha deciso di rigirare la frittata ammettendo la possibilità, in questi casi, della non-obbligatorietà-dell’uscita di palla e spacciandola come prova materiale di un fantomatico spirito calcistico che in realtà non dovrebbe ammettere gesti del genere. Occhio per occhio dente per dente: la situazione stava degenerando, sempre più calciatori (di solito, guarda caso, appartenenti alla squadra in vantaggio) facevano di tutto per perdere tempo e in questo modo precludere maggiormente le possibilità di gioco degli avversari. Soluzione: facciamo evitare ulteriori perdite di tempo costringendo chi possiede la palla, anche appartenente all’altra squadra, a calciarla fuori dal campo e permettiamo la continuazione del gioco, anche se è una cosa antisportiva. Come non farla apparire tale? Spacciamola per aderente ai valori calcistici. Et voilà, problema risolto.
Penso comunque che la soluzione più probabile sia la prima.
Tornando al Tchoukball, potrei stare qua a perdere tempo elencandone per l’ennesima volta tutti gli aspetti positivi, ma dato che praticamente questo articolo lo leggeranno solo tchoukers (sono ottimista credendo che qualcuno lo leggerà) non mi soffermo. Dico solo che non ho nessunissima intenzione di ridurre il Tchoukball o di permettere di ridurre il Tchoukball ad un mero sport commerciale, di stuprare i nostri valori sportivi, valori sportivi che oramai considero rimasti solamente “nostri”, perché ogni volta che leggo un giornale sportivo o guardo un telegiornale sportivo mi stupisco sempre di più nel constatare la pubblicizzazione di gesti positivi considerati come “eccezionali”, “fuori dall’ordinario” quando secondo me dovrebbero essere alla base di tutti gli sport. Sono consapevole però che questo accade perché non si è più abituati ad uno sport “pulito”, quindi quando succede qualcosa di piccolo che dovrebbe essere normalità, se ne fa un caso sportivo, il soggetto in questione diventa un “santo”, “una persona buonissima”, “uno sportivo vero”.
Tutta questa pappardella per dire una cosa semplicissima: prima di sognare palazzetti pieni, partite trasmesse alla TV, pannelli dorati, coppe e premi per ogni occasione e per qualsiasi cosa, ricordiamoci da dove abbiamo cominciato a muovere i primi passi. Quando Fergna mi parla dei primi anni del Tchoukball e lo fa nello stile che ormai tra noi due è quasi consueto (della serie “figliolo una volta qui era tutta campagna”), mi dispiace davvero non esserci stato e non aver vissuto quegli albori quasi idilliaci.
Questa dimostrazione mi è servita davvero a ricordare da dove abbiamo cominciato: il Tchoukball va fatto in piazza, nei parchi e in mezzo alla gente, non c’è nessun bisogno di fare dimostrazioni con le nazionali, non ci sono tchoukers migliori di altri all’interno di una dimostrazione (e nemmeno al di fuori di una dimostrazione; a livello di gioco è ovvio che ci sia chi è più capace e chi meno, ma questo non deve precludere la partecipazione all’attività sportiva), c’è solamente chi ha più voglia e possibilità materiale di attuarle. Non fossilizziamoci sull’idea di praticare uno sport che sarà sport nazionale e più popolare di altri. Non facciamo i Renzi della situazione, rimaniamo ancorati a quello che siamo davvero: uno sport di nicchia, un’Utopia sportiva. Potrei apparire come un conservatore, ma in questo caso ne vesto volentieri i panni. Lo faccio perché penso che in realtà il Tchoukball sia un’attività che di certo ha qualche miglioramento da fare, ma che nel complesso va già bene così com’è.
Direi che ho già scritto abbastanza, la chiudo qui.
Hasta la Botta siempre,
Sandokan

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Tchoukball italiano
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Una risposta a Caro Botta ti scrivo, così ti distraggo un po’…

  1. Dolzo ha detto:

    Gran bell’articolo! D’accordo su tutto

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