Intervista al campionato a… Andrea “Gumi” Gumina

Il giallo-blu di Ferrara è il colore che più di tutti sta caratterizzando il tchoukball italiano.
Dopo il campionato ecco la nazionale che nelle ultime due stagioni ha visto una massiccia presenza dei tchouker estensi.
Fra di loro c’è Andrea Guimina, giocatore che grazie alla sua duttilità si è guadagnato un posto da protagonista nel Los Cornetteros Ferrara ottenendo una convocazione anche per gli Europei 2015 giocati ad agosto in Germania.
Con lui abbiamo parlato sia di campionato che di nazionale.

Ciao Gumi, partirei col chiederti come ci si sente ad essere un top player ora che hai alle spalle hai una medaglia d’argento europea, sei stabilmente nel giro azzurro, e il tuo Ferrara è il maggior candidato a vincere il secondo scudetto dopo averlo sfiorato la passata stagione?
1010962_10201676139121135_2111448795_nCiao Botta, innanzitutto grazie mille per l’intervista. Beh diciamo che sicuramente è una gran bella sensazione, da quando ho cominciato a giocare a tchoukball, ormai nel lontano 2008, il mio sogno sportivo è sempre stato quello di poter arrivare ai massimi livelli di gioco, potermi confrontare con i migliori in circolazione e acquisire esperienza fuori e sul campo di gioco stesso. Aver raggiunto obiettivi come conquistare un posto in nazionale e aver vinto una medaglia d’argento agli europei di quest’estate, hanno consolidato il mio livello di gioco e trasmesso l’adrenalina necessaria per capire che un finale di campionato giallo e blu è un orizzonte più che raggiungibile. (non nego che nello scrivere quest’ultima frase ho fatto tutti i dovuti gesti scaramantici xD)

Siete voi tchouker del Los Cornetteros ad aver fermato i campioni della Sgavisc dopo un anno intero di successi in Italia. Che partita è stata?
10636199_10203948365542984_4137465780986743472_nLa prima di campionato è stata una partita davvero emozionante. Nonostante avessimo già affrontato gli Sgavisc al torneo Elite di Saronno qualche settimana prima e ne fossimo usciti vincitori, sapevamo che comunque ogni partita è a se e che avremmo dovuto dare il massimo, dimostrando la fluidità di gioco costruita in quello che ormai è il terzo anno del Los Cornetteros. Ho sempre creduto che il più grande limite delle squadre del Ferrara Tchoukball in generale, e di noi Los Cornetteros in particolare, fosse il calo di concentrazione nei momenti clou delle partite dovuto alla difficoltà di gestire la tensione da parte dei giocatori. Nella partita con gli Sgavisc abbiamo dimostrato, anche e soprattutto a noi stessi, che cosa volesse dire giocare di squadra dal primo minuto, agendo come gruppo in campo. Credo di parlare a nome di tutti inoltre, aggiungendo che sentire la forza del tifo è stata una componente fondamentale per il raggiungimento del risultato. Da quello che ci hanno riferito poi gli spettatori e i giocatori che hanno osservato dagli spalti, la partita è stata coinvolgente da vedere e questo è sicuramente un merito che va ad entrambe le squadre per aver contribuito insieme ad aver dato spettacolo di una bella partita di tchoukball.

Quanto questa vittoria è stata influenzata dal vostro merito e quanto dalla sfortuna degli Sgavisc?
Sicuramente gli infortuni di Stiwy e di Gianspa hanno pesato moltissimo sul rendimento offensivo degli Sgavisc, che già partivano penalizzati dalle assenze di Sara infortunata e della Laura. Nonostante ciò, riallacciandomi alla domanda precedente, abbiamo giocato bene di squadra facendo girare palla e costruendo il gioco in funzione del gruppo e non del singolo.

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Secondo te, ad armi pari, come sarebbe finita?
Domanda da un milione di dollari.. Indubbiamente uno Stiwy e un Gianspa in piena forma possono cambiarti l’esito di una partita. Se le condizioni fossero state le medesime un anno fa, ti avrei risposto che quasi certamente l’esito sarebbe stato differente. Quest’anno invece, credo che la partita sarebbe stata vissuta più sul punto a punto ma che alla fine avremmo comunque potuto portare a casa la vittoria.

Quest’anno il vostro “salto aggiuntivo di qualità” si chiama Marco Fergnani. In che modo Fergna può, secondo te, aiutarvi a migliorare e a portare il tricolore a Ferrara?
996030_10201925192283476_870488631_nFergna è il tipico giocatore che non smette mai di sorprendere e lo sta dimostrando tanto durante gli allenamenti quanto in partita. La sua presenza in squadra ci da una marcia in più sia sul piano tattico di gioco che come supporto morale, in quanto spesso e volentieri si fa carico del ruolo di trascinatore della squadra, facendo sempre molta attenzione al clima generale del gruppo sia in campo che fuori. Questo più che il valore di gioco in se, che indubbiamente non può far altro che alzare il nostro livello, è quello che può permetterci di portare in casa Ferrarese il suo secondo tricolore. A parer mio Fergna è l’elemento X che mancava ai Los Cornetteros per poterci definire una squadra completa sotto molti punti di vista. Dal 2012 noi Cornetti siamo cresciuti molto, ricordo che il primo anno eravamo entusiasti di cominciare questa nuova avventura ma eravamo anche altrettanto consci del fatto che dovevamo imparare a conoscerci bene prima di poter ottenere risultati importanti. L’anno scorso abbiamo affrontato il campionato forti della rinnovata consapevolezza di quello che stavamo diventando, e del fatto che, a livello di gioco, fossimo tutti su un piano comune, uscendone vicecampioni. Quest’anno l’arrivo di Fergna per noi significa ingranare la quinta e puntare dritti alla finale.

Com’è allenarsi e giocare con un mito del Tb come Fergna?
1505110_10203081236894202_1875925545268653010_nMi piacerebbe risponderti con questa breve storia. Il primo anno che ho cominciato a giocare militavo nei Neonuts e ricordo che esisteva ancora il campionato a serie unica. La prima giornata di campionato di quell’anno si svolgeva su due giorni: Saronno Castor – Ferrara Allnuts al sabato e le altre partite la domenica seguente. Era il periodo in cui tutte le squadre andavano in trasferta insieme e inevitabilmente si trovavano a formare un nutrito gruppo di tifosi nel momento delle partite più attese. Quel sabato pomeriggio ricordo di aver assistito a quella che credo sia stata la partita di tchuokball più coinvolgente che abbia mai visto. Sarà stato il clima, il tifo sfegatato sugli spalti da entrambe le compagini, la consapevolezza di essere parte di tutto quello, non so.. fatto sta che è stato incredibile. In particolare mi ricordo il momento in cui per la prima volta vidi Fergna fare il suo classico back dal centro, e in quell’istante capii il motivo per cui tutti lo definivano il migliore giocatore in Italia e in Europa. 10403086_10203081237094207_3018871689277836674_nInevitabilmente la voglia di giocare dopo aver assistito a quella partita crebbe in maniera esponenziale e crebbe anche il desiderio, un giorno, di poter militare in prima squadra con i migliori. Ora gli Allnuts veri e propri non ci sono più, ma i Los Cornetteros sono i loro validi successori e pensare di essere arrivato, a distanza di 6 anni da quell’episodio, con i giocatori che mi hanno dato ispirazione è fantastico.

Altro “salto aggiuntivo di qualità” vi è dato dalla nazionale. Un Ferrara così azzurro non c’è mai stato e rischia di oscurare i saronnesi. Qual è stato il vostro segreto per conquistare prima le CT Basilico&Calcaterra e poi mister Fergnani?
Non c’è segreto. Credo che il campionato e gli allenamenti della nazionale siano stati gli elementi che più hanno pesato nella scelta delle ex CT Bina e Ila. Le convocazioni dell’anno scorso hanno visto 6 giocatori dei Los Cornetteros presenti agli allenamenti di preselezione (io, Adriano Patruno, Paolo Dolzani, Mattia Arveda, Antonio Notarangelo, Stefano Checchi), tutti giocatori fortissimi che hanno mostrato quello che valgono in campo, battendo in semifinale i Castor e giocandosi una buona finale con gli Sgavisc. Credo che una così ampia rosa ferrarese convocata sia riconducibile alla crescita singola dei giocatori all’interno dei Los Cornetteros e alla crescita della forza di squadra come gruppo in campionato. Penso che in parte valga lo stesso per il nuovo CT Fergy che, lui più di tutti essendo anche il nostro allenatore di club, vede il potenziale del singolo e la sua espressione nel lavoro di gruppo all’intero della squadra.

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Apriamo una bella e cospicua parentesi azzurra. Che differenza c’è fra il tchouker Andrea Gumina settembre 2014 e il tchouker Andrea Gumina 2015?
È una domanda dai mille risvolti.. Sento di essere un giocatore molto maturato, sia a livello mentale che di tecnica di gioco. Mi sento di dire che il tchouker Andrea Gumina 2015 è più conscio delle proprie capacità in campo e forte dell’esperienza maturata quest’estate.

Quanto l’avventura azzurra ha aiutato questa maturazione?
10734239_10203081236654196_7983218712206229823_nUn’esperienza come quella degli europei in Germania mi ha trasmesso molto più di quanto mi potessi aspettare e di quanto in realtà mi sia effettivamente reso conto. Dopo essere tornato in Italia mi è capitato di guardare alcune partite del campionato scorso e sono rimasto sbigottito nel vedere come il mio livello di gioco, soprattutto difensivo essendo centrattacco, sia aumentato in maniera rilevante. È molto strano in realtà, quando ti trovi in mezzo ai migliori tchouker d’Europa a disputare un evento dal peso agonistico come l’europeo, si entra in uno stato osmotico nel quale ci si trasmette a vicenda le proprie abilità e si cresce anche solo nell’osservare gli altri giocare dagli spalti o dalla panchina in attesa di salire.

Che emozioni ti sono scaturite nel sapere che eri fra gli azzurri che andavano a giocarsi l’Europeo 2015?
10624958_10203081236734198_2808483192789152963_nSicuramente gioia e commozione ma credo che l’emozione che più rispecchia il mio stato d’animo nel momento della lettura dei nomi sia stata “appagamento”. Questo perché inizialmente avevo preso la convocazione agli allenamenti di preselezione come un’occasione per allenarmi con i migliori e giocare con gli amici. Mentirei se affermassi di essere partito con l’idea di essere realmente convocato, anche perché ero perfettamente conscio delle mie prestazioni nel campionato del 2014 e sapevo che per me non era stato uno dei migliori. Credo che il risvolto inaspettato sia stato proprio nel fatto che agli allenamenti giocavo con spensieratezza solo per il gusto di giocare e divertirmi e questo ha fatto si che tirassi fuori il vero giocatore che a volte, purtroppo, mi capita di nascondere dietro la difficoltà di gestire l’ansia prepartita. Ed è per questo che appena la Bina ha tirato fuori il mio nome dai dodici ho provato un senso di appagamento, per essere riuscito a conquistarmi un posto che per molti, me in primis, era inaspettato.

Com’è stato vivere questo evento?
Un’emozione indescrivibile. Il raggiungimento di un sogno agonistico condiviso con gli amici, nonché compagni di squadra, è quanto più si possa chiedere a un giocatore nella propria carriera. Fin da quando a 6 anni ho cominciato a fare sport, senza più smettere, ho sempre sognato di poter arrivare alle Olimpiadi e la Nazionale di tchoukball è quanto più si avvicini a questo sogno che continua ad alimentare il mio amore per lo sport.

Che ricordi ti porti dietro?
10799704_10203081257334713_1678460476_nI ricordi sono tantissimi, iniziano addirittura da prima di partire quando, a una settimana dalla fatidica data, andando al lavoro facevo il conto alla rovescia dei giorni, delle ore e dei minuti che mancavano al 27 luglio. Dalle piccole cose di contorno come… l’emozione di arrivare in aeroporto con la muta della nazionale e spiegare agli ispettori di volo cosa fosse il tchouckball e come si pronunciasse correttamente; l’arrivo in aeroporto alle 10 di sera trovando il sempreverde Zaffa aspettarci dopo tre ore di attesa in solitudine; scoprire che in Germania al Mac servono l’acqua in brick di carta; arrivare all’ostello alle 2 del mattino dopo un viaggio in pulmino con un autista che sembrava il sosia di Otto Von Bismarck; L’epico stocazzo a Pignattini; parlare come buffa; alle emozioni sul campo vere e proprie come.. L’attesa prima di salire in campo nella prima partita con la Polonia (e rischiare di essere falciati poi con un’entrata alla Materazzi dall’ala sinistra della compagine avversaria);l’abbraccio con Ste Checchi dopo aver vinto in semifinale con l’Austria; la commozione di Stiwy dopo la sconfitta in finale; lo scambio della maglia (unta e bisunta con annessi pantaloncini) di Dubois. I ricordi sono veramente tanti e non basterebbe un pomeriggio per raccontarli…

Ci racconti la vostra vittoria in semifinale con la Svizzera?
10525681_10203081236974204_8240829019380480619_nLa vittoria con la Svizzera è stata molto emozionante. Mi ricordo che in quella partita sono salito titolare in pannello con Notes, Giko e Manu e di aver difeso il primo tiro degli elvetici. Dopo aver affrontato un girone decisamente alla nostra portata con Polonia, Francia, Germania B e Austria (unica partita tesa) arrivati in semifinale siamo entrati nel pieno spirito agonistico dell’europeo. È stata una partita abbastanza combattuta i primi due tempi, in particolare nel secondo tempo con una prestazione impressionante di Stezio. Dopo essere stato giu il secondo tempo, a metà del terzo sono salito nuovamente in campo fino alla fine della partita e posso assicurarti che prendere consapevolezza della vittoria mano a mano che i secondi passano è una felicità che ti prende alla gola dall’emozione. In più rendersi conto di essere stati protagonisti di una storica vittoria con una nazionale come la Svizzera è stato qualcosa d’indescrivibile.

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Non puoi esonerarti dal rispondere a questa domanda: qualche aneddoto divertente di quell’esperienza?
Anche qui potrei dilungarmi per ore.. Direi che di episodi ce ne sono stati tantissimi ma il più importante in assoluto credo sia stato lo stocazzo fatto fare a tutte le nazioni alla serata di gala. Prima però bisogna fare un passo indietro. Arrivati alla prima partita del girone ci siamo accorti di non avere un urlo di squadra, così abbiamo deciso di optare per “Chi?.. 10689853_10203081236454191_1515188254920560352_nSTOCAZZO”, classico giochino stupido e innocente (che attualmente sta rovinando la mia vita essendo diventato una forma di patologia) partito da Stezio e da Izio ancora durante i primi allenamenti della nazionale. Andando avanti con le partite, alcuni giocatori delle altre nazioni si incuriosivano e ci chiedevano cosa volesse dire. Così arrivati alla serata di gala, durate l’ufficiale consegna delle medaglie da parte di Chris, ci siamo impossessati del microfono e abbiamo fatto fare, con tanto di movimento pelvico, stocazzo a tutte le nazioni presenti quella serata, diventando così ufficialmente i vincitori morali dell’ ETC Radervormwald 2014. Per chiunque fosse interessato esiste una prova video (che fa sbudellare).

Il 16 novembre è la data del debutto di Fergy (Andrea Fergnani) come allenatore della nazionale. Come l’hai visto rispetto al solito?
10516836_10203081236774199_7310467284215428004_nHo visto Fergy molto tranquillo ma anche sicuro di se. Prima dell’inizio dell’allenamento lui e Francesco Desii ci hanno riunito per parlarci di quello che sarebbe stato il progetto della nuova nazionale e delle modalità di svolgimento degli allenamenti. Fergy lo conosco ormai da 6 anni e in tutto quello che ha fatto ha sempre messo il massimo che poteva dare. Sono sicuro che con la nuova avventura della nazionale non sarà da meno, anzi.

Fergy è anche il tuo allenatore di club. Hai fatto un allenamento diverso da quello di sempre oppure in che cosa si è differenziato?
In realtà nello svolgimento di questo allenamento ho visto molto del Fergy dei Los Cornetteros, com’è giusto che sia. Ha investito molto sui punti che nel club affrontiamo spesso, come l’arrivo in velocità sulla palla, scambi sull’ultimo passo, scambi al volo, riposizionamento difesa in campo, seconde linee…

Che cambiamento hai visto fra l’Italia della Bina&Calcaterra rispetto a quella di Fergy?
10363984_10204942757198499_8165675162463010895_nPrima di tutto un ampliamento della rosa dei convocati. Come da progetto Fergy ha aperto gli allenamenti della nazionale a tchoucker provenienti da diverse realtà di gioco, puntando sul rinnovamento della rosa stessa chiamando a raccolta molti giovani. È riuscito a trovare un buon connubio che unisse l’aspetto sempre importante della diffusione a quello degli allenamenti veri e propri, dando la possibilità a ragazzi più “inesperti” di potersi confrontare con realtà di gioco differenti, e farne così un’esperienza propria da poter diffondere a loro volta. Per quanto riguarda l’aspetto invece puramente tecnico di gioco, direi che il cambiamento più rilevante sia il ritorno al modulo 3 1 3, che però presenta aspetti di utilizzo differenti e innovativi rispetto al modello classico in se e per se.

Ultima domanda a tema esistenziale: che tchouker pensi di essere oggi?
262467_4199065915344_2011319343_nSembrerà strano ma spesso lo chiedo io a me stesso.. sento di essere un tchouker in continua crescita, cerco sempre di migliorarmi sia a livello di tecnica che di tenuta mentale in campo. L’esperienza agli europei mi ha dato una grossa spinta in entrambi i sensi, ma nonostante ciò non sento di essere ancora arrivato come giocatore. Sento di poter crescere ancora e dare ancora molto sia nel club che in nazionale, e per fare ciò devo partire dal riconoscere i miei limiti e dall’avvalorare i miei punti di forza. Se da esterno dovessi darmi una definizione, mi descriverei come un giocatore di cuore, forte delle sue capacità atletiche e tecniche ma anche altrettanto conscio delle difficoltà che mi caratterizzano, come la gestione dell’approccio mentale alla concentrazione. Mi ritengo un tchoucker che assorbe molto dai giocatori attorno a lui, e per questo ringrazio i miei compagni di squadra per la passione e la voglia che dentro e fuori dal campo mi aiutano a migliorare, ringrazio tutti gli allenatori con i quali ho avuto il piacere di confrontarmi dagli inizi della mia carriera e con i quali mi confronto tutt’ora per la pazienza e per l’esperienza che trasmettono. Che tchoucker penso di essere oggi? Gumi.

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