Ghetti

muro-berlino…Ed eccoci sempre racchiusi nel solito ghetto fatto passare come un quartiere residenziale.
Anche quest’anno non c’è stata nessuna squadra di serie A che giocherà in serie B e chi è stata promossa in cadetteria ha nel proprio curriculum vitae tchoukaresco già ampli passati nel massimo campionato.
In pratica si stagna e ci si continua a ghettizzare mentre la commissione campionato cerca una pratica soluzione per permettere alle squadre cedette che vogliono giocare in serie A di arrivarci con l’attuale formula.
Formula che funziona solo se vista da lontano ma nella sostanza non va bene.
Non va bene perché come appena detto non c’è un interscambio di giocatori e realtà e quindi si hanno tchouker/squadre che crescono a due velocità, città ormai fuori categoria B, play off che rischiano di diventare ultimo atto delle stesse squadre.
Non va bene perché c’è chi dovrebbe essere promosso preferisce restare in serie B piuttosto che fare il grande salto creando così un circolo vizioso che alla lunga inaridisce il campionato portando sempre le stesse squadre ai play off.
Già, perché come ha detto il neo allenatore della nazionale maschile Andrea Fergnani per l’Italia: -Attualmente i “nuovi” giocatori che si affacciano alla nazionale, crescendo arrivano ad essere paragonabili per bravura ai giocatori “vecchi”. Nel metterli a confronto per scegliere chi mettere in rosa, a parità di forza, i “vecchi” hanno dalla loro un fattore esperienza che li rende sempre preferibili. Se gli azzurri devono raggiungere il massimo, un giocatore che è già inserito nel giro, che conosce gli avversari internazionali, che conosce il peso della divisa azzurra, che sa gestire gli ultimi secondi di una partita con un’alta posta in palio, sarà sempre preferibile a parità di bravura a uno che deve ancora entrare in queste dinamiche, sopratutto coi i pochi allenamenti che si hanno a disposizione.-
Concetto traslabile, per cui valevole, anche per la cadetteria.
Ma quante squadre di B vogliono oggi giocare in serie A?
È questo il nodo cruciale di tutto il discorso. Perché non tutte vogliono fare un campionato veramente nazionale che costringe ad organizzare 5 partite in casa e fare 5 trasferte.
È questo quello che dovrebbe in primis capire la FTBI e poi decidere come cambiare perché in base alle realtà che vogliono girare l’Italia si può fare un progetto.
Inoltre bisogna capire fra chi tra queste realtà si può permettere un sacrificio come la serie A.
Quest’anno: Romagna, Caserta, Concordia, Torino hanno avuto difficoltà per esserci come il Bergamo nel massimo campionato.
Difficoltà non solo economiche ma anche di organico.
Possono queste squadre, fra le più forti, permettersi il lusso di “viaggiare” rispetto a più di quel che già fanno?
Bisogna evitare di avere realtà come Venegono, Asti Elektrauti, Gerenzano, Limbiate, che se retrocedono muoiono riciclandosi in altre realtà del massimo campionato.
E allora come cambiare per rendere vera la formula?
Di certo non si può usare il pungo duro con chi rifiuta la serie A proibendo loro l’anno successivo di accedere ai play off.
Di certo non si possono creare due leghe distinte perché i tchouker della prima ora vedrebbero questa trasformazione come una sconfitta di una attuale formula già sconfitta da anni.
Di certo non si può creare un’unica sola lega, perché i tchouker del massimo campionato vedrebbero discriminata la loro voglia di giocare tutte le partite al massimo livello, senza campire che ci sono stimoli anche nel dimostrare di essere forti vincendo uno scudetto non in una nazionale italiana.
Di certo si può cambiare perché noi non siamo il calcio, il basket, la pallavolo e qualsiasi altro sport con una storia alle spalle ed un nutrito pubblico di spettatori/tifosi/sponsor che non gli permette cambiamenti di alcun tipo.
Si può cambiare drasticamente o semplicemente levando dall’attuale bacino cadette quelle due realtà che oggi sono già mature per la serie A passando da 10 squadre a 12 nel massimo campionato.
4 partite in più all’anno che ogni squadra farà ma che non cambiano il numero di squadre impegnate.
In pratica sparisce l’attuale turno di riposo.
Una soluzione che salverebbe capra e cavoli facendo crescere la base tecnica e che cambia senza cambiare in sostanza nulla.
Una sorta di premio per una serie che muta sempre, aumentando i numeri della FTBI, permettendo alla serie A di avere tranquilli due posti all’EWC anche se le nostre migliori squadre steccano regalando puoi un vivaio da cui pescare qualora ce ne fosse bisogno.
Una scelta che va incontro all’attuale situazione che vede il tchoukball italiano in espansione nella serie B anche se è da tenere conto che è un semplice placebo.
Chi merita la serie A?
Chi riesce a guadagnarsi la promozione naturalmente.
Per un Consiglio Federale a cui i club hanno chiesto di alzare la base e che si è messo come primo obbiettivo la promozione ecco una soluzione che accontenta molti scontentando veramente pochi in quanto quello che si sta facendo è in pratica allargare il ghetto della serie A.

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Tchoukball italiano
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