Addio al tchoukball

Sono passati 14 anni da quando, al terzo anno delle superiori, frequentavo il liceo GB Grassi di Saronno.

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Ora, terminato quel percorso scolastico e il quinquennio universitario, lavoro ormai da una vita… o almeno così mi sembra, tanto appaiono sfuocati nel ricordo quei momenti.

Era il 1999: è davvero passato un secolo!

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Non sono molti i segni distintivi che ancora oggi porto con me da quei tempi: oltre ad una stempiatura molto sexy e al mio fascino innato, nell’elenco non posso certo tralasciare il tchoukball.

Non credo si possa smettere definitivamente col tchoukball, quantomeno per quello che è stato per me e per tutte le relazioni di amicizia costruite con così tante persone indimenticabili e insostituibili, conosciute in questo mondo tutto speciale.

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Eppure scrivo queste righe perché sento di essere vicino alla fine di un percorso, in qualche modo un addio.
L’anno prossimo non giocherò più, almeno non in una squadra.

Sì, forse qualche torneo. Per vedere le facce più che il campo, per incontrare amici lontani, senza più distinzione tra compagni di squadra e “avversari”.

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E’ giusto così… forse ho addirittura esitato qualche mese di troppo, per non abbandonare di punto in bianco la ciurma gerenzanese nel momento della necessità. O almeno ci ho provato, riuscendoci male: devo infatti scusarmi con i miei compagni per la discontinuità di quest’ultimo anno, in cui le assenze sono state la consuetudine: non me l’hanno mai fatto pesare, benché sicuramente questo sia stato un serio problema.

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Sono stati incredibili in quest’ultima stagione, che ci ha visto uniti nonostante una fila interminabile di sconfitte e capaci di risollevare il capo ai play-out. Con la loro costanza, a sorreggere la mia discontinuità, mi hanno regalato così la gioia di concludere addirittura con una vittoria in 5 vs. 7.

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Per l’esperienza gerenzanese ringrazio soprattutto Sara, senza la cui intraprendenza e serietà, questi 4 anni di sudore e soddisfazioni non si sarebbero neppure avviati. Ma con lei anche tutti gli altri, da chi ci ha creduto alla prima ora (tra i giocatori, ma anche nella dirigenza Salus), quando tutto era da costruire ed inventare, a chi, pur anche solo per un tratto di strada, ha respirato il nostro tchoukball.

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Non posso poi non citare, andando a ritroso, la gloriosa esperienza limbiatese. I Crazy Frogs, primi avversari degli implacabili Castor, in grado di stupire con rimonte impossibili e di entusiasmare, sfiorando il tetto d’Europa, anche in situazioni di estrema emergenza. Come dimenticare i miei compagni di pannello, Simo e Maria, straordinari in tutti i sensi possibili e Stiwy che, in versione coach, tanto abbiamo fatto tribolare. Che bei ricordi!

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Si collocano in quegli anni i massimi traguardi a livello sportivo, con frequenti primi posti, perlomeno in vari tornei: il Festival di Rimini coi TchoukBrothers, il torneo Sotto Le Stelle travestiti da donne e un po’ … ehm… brilli =), il Tchouk-a-mare con Maik,…

Si colloca in quegli anni anche la famosa frase: “Fergna, abbiamo battuto gli svizzeri…”. E ai tempi era davvero qualcosa di eccezionale!

Tornando ancora più indietro, prima che nascesse un campionato in Italia, ci sono stati i 7 anni nel gruppo di Saronno: le dimostrazioni, quando i tchoukers italiani erano poche unità, i tornei in Svizzera a dormire nei bunker anti-atomici, l’esordio di un’improbabile nazionale a Ginevra nel lontano 2000,…

Tanti volti e tante persone che oggi percorrono strade che difficilmente, in diversi casi, si intrecceranno di nuovo con la mia.

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Ma anche tanti volti e tante persone che per fortuna continuerò a frequentare, perché nello sport e nell’agonismo c’è stato spazio per qualcosa di più importante ancora.

Di tutto ciò devo ringraziare ancora una volta Chiara e chi l’ha supportata; e senza cui probabilmente non avrei mai conosciuto il tchoukball e questa pagina lunga 14 anni sarebbe rimasta bianca.

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Spero che l’incredibile progetto nato parecchi anni fa in un liceo di Saronno possa svilupparsi ancora, col contributo attivo e positivo dei tanti che – entusiasmati dall’idea, dal progetto, dalla Carta – hanno vissuto il tchoukball. Che siano lombardi, ferraresi, astigiani,… Spero che grazie a questo contributo, seppur in una complessità sempre crescente e con le tensioni che possono verificarsi ogni volta che la passione è tanta, si riesca a non perdere mai quella dimensione di relazione e d’amicizia che ha reso il tchoukball un’esperienza di sport e di agonismo davvero irripetibile, per la vita mia e di tanti altri.

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Gabriele Gelso

tratto dalla sua pagina facebook https://www.facebook.com/notes/gabriele-gelso/addio-al-tchoukball/10151450460618525

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