Due squadre di Ferrara abbandonano la serie A: perché Andrea Fergnani?

La sorpresa di quest’anno, al momento delle iscrizione al campionato di tchoukball serie A 2012-2013, è la mancanza di due squadre di Ferrara.
Per alcuni questa non è una grossa novità, in quanto già da diverso tempo la voce di questo forfait girava nell’ambiente, ma questa assenza ha aperto spiragli di ripescaggio (Seran Rovello) e ha creato una netta divisione fra le squadre che militano in A e quelle che militano in B in quanto tutte quelle papabili al decimo posto nel massimo campionato o hanno declinato l’invito, o si sono sciolte, oppure non possono rientrare in base al regolamento FTBI.
A parlarci dei motivi dell’assenza delle squadre del Ferrara Tchoukball e di questa situazione c’è l’amico Andrea “Fergy” Fergnani in quanto, nella città estense, è la persona che più di tutte può dare una quadra chiara su questa situazione.

Ciao Fergy, partirei, per rompere il ghiaccio, con la domanda che un po’ tutti si sono fatti: come mai il Ferrara Tchoukball ha diminuito le sue squadre in serie A?

Andrea “Fergy Fergnani

Ciao Botta, il Ferrara tchoukball è diviso in due grandi anime, i ragazzi, con i loro responsabili che organizzano il gioco, e gli adulti, che seguono la fondamentale amministrazione e organizzazione più generale. Queste due anime dialogano formalmente nelle riunioni del direttivo della società, e informalmente grazie ai bei rapporti umani che ci uniscono come persone. Questo lo dico perchè quando è nata durante l’anno scorso, questa idea di rinunciare alla A per la B, da parte di alcuni giocatori, il direttivo ha seguito gli eventi senza imporsi, lasciando che fossero i giocatori a portare avanti questo discorso. Alla fine dell’anno scorso i responsabili dei giocatori hanno riportato al direttivo che non ci sarebbero stati più i numeri per fare 3 squadre in A e forse nemmeno 2. Il resto del direttivo ha detto principalmente “ 1. così si risparmia, 2. effettivamente può essere un buon investimento per il futuro dare più importanza alla serie B, 3. se avete valutato così, a noi va bene”. Le questioni legate al gioco vengono normalmente seguite dai giocatori e dalla commissione tecnica, per cui non c’è stata una scelta programmatica di recessione ad opera del direttivo, piuttosto una presa d’atto di quelle che erano le scelte dei giocatori.

I tchouker ferraresi come hanno accolto questa scelta che ridimensiona il Tchoukball a Ferrara?
I tchoukers ferraresi hanno tutti avuto il posto che volevano. Attualmente di tutte e 3 le squadre di A dell’anno scorso ci sono 11 giocatori che vogliono continuare nella stessa serie. Per cui, tutti quelli che hanno voluto sono rimasti in A, nessuno è stato costretto a retrocedere controvoglia. Per molti la serie B significa un nuovo entusiasmo e nuove priorità in campo. Per cui, dopo questa prima settimana di allenamenti mi sembra che stia andando tutto bene. La vera domanda è “perchè così tanta gente a ferrara non vuole più fare la serie A ?”, pensate che molti più giocatori della A dell’anno scorso hanno proprio lasciato, e solo alcuni si sono collocati in B quest’anno, quindi il bilancio sarà negativo. Come società ci stiamo interrogando su questo. Probabilmente è stato stolto pensare che l’ambizione di tutti fosse quella di puntare alla massima serie, alla massima squadra, allo scudetto, alla nazionale e all’EWC. Abbiamo strutturato negli anni un sistema “Ferrara Tchoukball” molto incentrato al rapporto “miglioramento-carriera nelle squadre ferraresi-obbiettivi più alti”, forse molti giocatori non cercano questo nel tchoukball. Attualmente nemmeno io. Invito tutti i lettori a farsi questa domanda, per loro e per le loro società e, se leggerà qualche membro della federazione, anche per loro…attenti che state fornendo una risposta sportiva dando per scontato che tutti abbiano le stesse ambizioni nel tchoukball.

Dallo scudetto ad oggi, passando per i mondiali, che cosa ha perso il Ferrara Tchoukball, e cosa ha perso questa disciplina, rispetto agli inizi?

Nealla foto Paolo “Dozzo” Dolzani col suo nuovo look, sarà uno dei giocatori di punta della squadra ferrarese che militerà in serie A questa stagione

Vedo gli anni del Ferrara tchoukball come un gioco a somma zero. Da una parte c’è la squadra di punta, le squadre di serie A, e la voglia di vincere, dall’altra c’è la diffusione, il coinvolgimento, il miglioramento della base. Il primo quinquennio ha esaltato la prima componente, di anno in anno a discapito della seconda. Successivamente, dopo lo scioglimento degli Allnuts, stiamo cercando ( e secondo me ci stiamo riuscendo ) a invertire la tendenza, a tornare a preoccuparci della base, del maggior numero di gente. Ogni scelta ha dei costi. Noi adesso stiamo ancora finendo di pagare i costi del primo quinquennio. Tanta gente non è stata sufficientemente coinvolta, oppure, al contrario gli è stato chiesto troppo e ha lasciato. Vediamo come va in questa seconda fase. Questa disciplina è talmente tanto cambiata che dire cos’ha perso e guadagnato è impossibile, perchè al cambiamento dello sport e delle strutture stesse, è cambiato anche il punto di vista degli osservatori, per cui non ci sono i margini, secondo me, per fare un bilancio oggettivo, perchè chiunque lo facesse sarebbe troppo coinvolto. Io per esempio adesso ho delle mie precise idee sulla federazione e sulla sua organizzazione e non riuscirei ad dirvi qualcosa senza tirare in ballo inevitabilmente anche i miei maldipancia personali.

Il mondiale del 2011 ha portato un grosso ammanco nelle casse della Federazione Tchoukball Italia. Qualcuno pensa che sia stato un insuccesso, vista la spesa effettuata; altri, invece, pensano che sia stato un successo che ha messo l’Italia come un esempio da seguire… Qual è a distanza di più di un anno la teoria che rispecchia più la realtà per un tchouker ferrarese?
La gente ha paura ad ammettere i propri errori, preferisce incaponirsi e ritrattare la verità, piuttosto che chiedere scusa e provare a risolvere le cose. In questo mondiale ci sono stati molti errori, invece che collaborare per risolverli si è creata una spaccatura e le due fazioni si sono fatte la guerra. Si è fatto di tutto tranne che, per molto tempo, provare a risolvere il problema. C’è gente che non sa fare il proprio lavoro, ed essendo volontario nessuno gli chiede di non sbagliare ma almeno lo ammetta. I mondiali sono stati organizzati da un unico comitato. A posteriori c’era il gruppo di ferraresi e il gruppo della federazione. Questa divisione, operata da parte della federazione che non poteva incolpare se stessa per l’ammanco, è stata funzionale soprattutto al parlar male della gente. E salvare la faccia più con i toni accesi che non con i fatti. Evidentemente non si può pensare di fare la guerra di testate tra una federazione e un società federata. Non c’è paragone, è il papà che litiga col figlio. Soprattutto dopo che il comitato organizzativo era uno. Mi sono espresso sulle modalità più che sui contenuti perchè una battaglia così triste per forza porta tutti a sbagliare. E gli errori ci sono da una parte e dall’altra. Il problema è che “questa” e “quella” parte non esistono neanche, perchè le scelte sono state fatte assieme. Che tristezza…

Tu hai giocato tanti campionati di serie A. Oggi dalla serie B nessuno vuole andare più a giocare in A. Perché, secondo te, le realtà cadette non sono più attratte dal fascino di giocare con compagini come Asti, Ferrara, Rovello e Saronno?

Andrea nella rete del Tchoukball

La serie A risponde a delle esigenze molto simili a quelle di altri sport: la competitività, obbiettivi di classifica, gratificazione sul campo al proprio impegno. Per forza di cose, con l’aumento delle squadre, a questa dimensione agonistica non è più stato possibile affiancare contestualmente anche la dimensione dell’incontro, del divertimento, della non ricerca di prestigio, che è rimasta in maniera residaule in serie A, mentre è molto più sentita in serie B. Con questo non voglio dire che in serie B non ci si dà obbiettivi ambiziosi di miglioramento o di classifica, ma piuttosto che la serie B offre risposte migliori della la serie A, a chi cerca maggiormente questo tipo d’esperienza. In serie B convivono quindi sia squadre che cercano la serie A e sono in serie B per dimostrare sul campo di meritarsi la massima serie e cercano l’esperienza sportiva da Serie A, sia squadre che cercano un’esperienza meno agonistica e costosa della serie A. L’errore è pensare “come negli altri sport” che in serie B ci sia solo chi è lì per andare in serie A, I due campionati sono costretti a un sistema di promozioni-retrocessioni che da per scontato proprio questo, facendone il bandolo di tutte le fatiche del campionato. Forse invece, adesso, dopo le ultime promozioni e ripescaggi, in serie B è rimasto proprio chi la serie A proprio non la cerca. La domanda è: ricondursi ancora al sistema “promozioni – retrocessioni” in un momento in cui è evidente che la serie B da una risposta collaterale a esigenze diverse, ha senso? Ovvio che no. Ma chi decide queste cose è troppo conservatore e ha paura di queste scelte coraggiose, e forse vive nella nicchia lombarda in cui questa rivoluzione culturale giace, ignorata e silenziosa, in minoranza.

Alcuni tchouker pensano che cambiare la formula della serie A sia un errore, altri invece che sia un dovere visto che al via si presenteranno molto probabilmente 9 squadre, nonostante i dirigenti di Ferrara abbiano proposto di concedere una deroga a Rovello per far iscrivere gli Skadoosh. Tu che cosa pensi di questa diatriba e come credi che si potrebbe risolvere?
Io penso che il tchoukball sopravviverà comunque, ma che non stiamo sfruttano il suo potenziale. Chi gioca per spaccare, ( e l’ho fatto anch’io per molti anni, e mi sono pure vinto uno scudetto 😀 ), ha tutte le ragioni per farlo, e forse rappresenta la declinazione più spettacolare, in evoluzione, attraente da vedere, del tchoukball. Bisogna però dare piena dignità a chi non vuole questo thcoukball, e parliamo di decine di squadre di serie B, che della serie A proprio non hanno interesse, o non solo. In commissione campionato e nel consiglio federale sono sottorappresentate, se non del tutto assenti. Dov’è la decima squadra che vuole la serie A? Non c’è! Se vuole salvare la facciata e nascondere il problema delle squadre che non vogliono venire in serie A, do un consiglio, abolite la regola che vieta alla terza squadra di una società di andare in serie A. Magari adesso i tempi sono maturi per superare questa regola.

Il Lendinara Celtics torna dopo due stagioni in A trovando un campionato mutato non solo nella forma ma anche nella forza. Che consigli puoi dare loro dall’alto della tua esperienza?

Nella foto il Ferrara Jokers al EWC del 2012

Quest’anno il campionato di serie A sarà ancora bellissimo come quello dell’anno scorso, vedo una media classifica veramente competitiva, con 1 o 2 posti playoff tutti da giocare. I Celtics hanno imparato a gestire la tensione delle partite importanti, dimostrandolo con rovello in semifinale l’anno scorso. Questo campionato fa per loro ed è perfetto per una squadra come la loro. Devono solo stare attenti a non farsi un’idea troppo vincolante di loro stessi, e giocare per quello che sono, e non per quello che pensano di essere, evitando così di abbattersi o di sopravvalutarsi. Forza Celtics!

Con Ferrara più in B come pensi che cambierà il girone est?
Noi stiamo cercando di riavvicinare più gente possibile ad un gioco che sia più accessibile a tutti. Meno costi e meno impegno in termini di viaggi e giornate di campionato. Purtroppo il nostro girone di B è quello più vasto e più eterogeneo. Se riuscissimo a fare 2-3 squadre di buon livello per la B est, che non siano sgrave come i Celtics lo scorso anno, che effettivamente meritavano di più, potremmo essere un buono stimolo per il miglioramento complessivo della zona. Ovviamente questa non è una cosa che fa Ferrara da sola. Con 3 squadre, però, possiamo metterci d’impegno per un livello più omogeneo tra tutte le squadre, da Concordia a Empoli, crescendo tutti assieme.

Il green ha visto oltre alla presenza dei casertani altri due neo movimenti che Ferrara sta coltivando. Ce li racconti?

La foto di gruppo del torneo Ferrara Green 2012

Innanzitutto forza Caserta. Dunque, da un po’ d’anni stiamo puntando a Bologna, il capoluogo. Purtroppo non c’è memoria storica, da dopo gli Estensi, che Ferrara abbia insegnato qualcosa a Bologna, a maggior ragione sportivamente. Vorremmo invertire questa tendenza. Abbiamo fatto una dimostrazione molto ben riuscita in una scuola media, ed ora abbiamo richieste in una scuola superiore. Al green c’era Miriam, l’insegnante di questa scuola media, e mi ha fatto molto piacere rivederla. È riuscita a far acquistare i pannelli dalla scuola, ma sta vivendo la classica situazione del pioniere del tchoukball, che è con pochi altri, e deve riuscire a sfondare il muro del pregiudizio verso queste tipologie di sport. Noi ci ricordiamo com’è stato per noi, e per quanto riusciremo, vorremmo continuare ad aiutarla. Poi c’erano gli amici di Pegognaga. Che stanno nascendo in un oratorio, proprio come noi! Anche con loro è nato tutto con una dimostrazione con l’interesse di Lorenza, un’insegnante e di alcuni suoi colleghi. Con 2 squadre al “Green”, si stanno cominciando a vedere i primi frutti positivi. Come girone est, potemmo pensare a un modo per cominciare a coinvolgere questi ragazzi, magari invitandoli in coda a qualche giornata per un’amichevole!

Parliamo un po’ di te, per chiudere questa intervista. Ti sei recato in Spagna a Santiago de Compostela e hai fatto questo famoso pellegrinaggio, perché dovrei imitarti?
Allora, intanto non sei obbligato a farlo, però penso che sia un’esperienza alla portata di tutti, in cui conta molto di più la motivazione e la determinazione che la predisposizione fisica. Con questo non intendo dire che l’autore di questo Blog non sia già in perfetta forma, ma ci sono anche altri lettori che potrebbero essere curiosi! Ci sono mille avventure che aspettano ciascuno di voi per farsi vivere sul cammino. E per ognuno di voi saranno diverse. Ma alcune cose sappiate che saranno sempre lì ad aspettarvi: la fontana del vino, che spilla vino da un rubinetto gratis e per tutti, le sterminate mesetas, altipiani aridi e gialli come il deserto, le vetrate commoventi della Cattedrale di Leon, l’oceano Atlantico, che si preannuncia con un inconfondibile odore salmastro già dalle colline ancora lontane, il campanile della chiesa di Granon, dove vi ospiteranno a dormire, l’incensiere enorme della chiesa di Santiago che viene lanciato tra la folla, e mille altre cose che a me sono sfuggite, e che potranno capitare solo a voi, perchè il cammino è talmente tanto pieno di avventure, che è impossibile fare tutto quello che c’è da fare sulla strada…

Tra i tanti ricordi che hai raccontato sul tuo blog ne scegli uno e ce lo racconti senza censure dovute al tuo buon senso?

La foto citiata da Fergy in questa risposta

Una sera a Granon c’erano due tizi un po’ strani, uno era tutto con la faccia un po’ storta, l’altro invece aveva proprio l’aria da brutto ceffo. Bevevano del vino e fumavano qualcosa di strano. Io comunque mi sono fermato a salutarli e ho chiacchierato un po’ con loro. Sentivo dietro altri pellegrini che dicevano “ Guarda quei due lì sono finti pellegrini che stanotte voglio rubare dai nostri zaini”, io inizialmente sono rimasto indignato da quelle affermazioni, poi pensandoci bene ho pensato che ero proprio un ingenuo a pensare che due così potessero essere pellegrini. A cena erano a tavola con me, e avevano del vino loro, che avendo continuato a bere dal primo pomeriggio, uno dei due ha vomitato tutto il vino proprio di fronte a me ( su facebook c’è anche una foto), e gli ospitaleros li hanno cacciati via perchè effettivamente erano stati decisamente molesti. Io ho pensato spesso a loro. Sulla strada del ritorno da Finisterre, quasi un mese dopo, sono ripassato per mezza giornata a Santiago, 3 giorni dopo il mio primo arrivo. Guardo la piazza del duomo con tutti i pellegrini che arrivano, e penso “ormai non c’è più nessuno che conosco, che tristezza”, e invece arrivano i due ubriaconi, rivelandosi per quello che erano due pellegrini veri! Che vengono lì e mi fanno una gran festa, io scherzo con loro e li prendo in giro perchè li avevano cacciati via da Granon e perchè uno dei due aveva vomitato. Loro ridono ma poi mi dicono che non hanno più fatto casini e non si sono più ubriacati così tanto. Sono puliti e sobri ed è piacevole stare con loro. Sono gli ultimi pellegrini che saluto prima di ripartire per l’Italia, e me ne vado contento di non aver dubitato di loro.

Per chi volesse conoscere la sua avventura in terra Iberica può visitare il blog http://qualcosahafattocrack.wordpress.com/ .

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